Cosa è cambiato davvero con Broadcom
Se gestite un’infrastruttura virtualizzata in azienda, il prossimo rinnovo VMware non sarà una formalità amministrativa. Dopo l’acquisizione da parte di Broadcom il listino è stato riscritto da zero, e per molte PMI italiane la domanda non è più “quanto aumenta” ma “ha ancora senso restare”. Le alternative a VMware esistono e sono mature, ma la scelta va fatta con i numeri in mano, non per reazione.
Il primo cambiamento è strutturale: dal 2024 le licenze perpetue non si vendono più. Si acquista solo in abbonamento, con conteggio per core e un minimo di 16 core per processore. Chi aveva comprato una licenza una volta per sempre e pagava solo il supporto si trova davanti a un modello di spesa completamente diverso, ricorrente e legato alla dimensione fisica dell’host.
Il secondo colpo riguarda proprio la fascia piccola. vSphere Essentials Plus, il pacchetto che per anni è stato lo standard di fatto per l’azienda con tre host, non è più acquistabile né rinnovabile. vSphere 9 esiste soltanto dentro i bundle VMware vSphere Foundation e VMware Cloud Foundation, pensati per infrastrutture ben più grandi di quelle di una PMI manifatturiera o di uno studio professionale.
C’è poi una scadenza tecnica che pesa più di quanto sembri: il supporto generale di vSphere 7 è terminato il 2 ottobre 2025. Chi è rimasto su quella versione sta lavorando senza patch di sicurezza ufficiali, e Broadcom non concede periodi di grazia a chi rinnova in ritardo. Una novità c’è: a settembre 2026 è stato annunciato un nuovo vSphere Standard, ma prezzo e canale di vendita non sono ancora noti e i dettagli sono attesi per metà ottobre 2026.
Che il movimento sia reale lo dicono anche gli analisti: Gartner stima che oltre un terzo dei carichi di lavoro VMware passerà ad altra piattaforma entro il 2028 (fonte: The Register, settembre 2025).
Due informazioni che in rete si trovano ancora sbagliate
Prima di fare qualsiasi conto, vale la pena disinnescare due notizie che circolano ancora oggi su blog e forum italiani e che possono far prendere decisioni sbagliate.
Il minimo di 72 core per ordine non è più in vigore
A marzo 2025 Broadcom aveva comunicato ai distributori un ordine minimo di 72 core. La notizia ha fatto il giro del web e viene tuttora citata come un fatto attuale. Non lo è: ad aprile 2025 quel minimo è stato ritirato per l’area EMEA, quindi anche per l’Italia. Se un fornitore ve lo presenta come vincolo obbligatorio, chiedete conferma scritta e aggiornata, perché il conteggio cambia in modo sostanziale il preventivo di rinnovo.
ESXi gratuito è tornato, ma non risolve il problema
Il 10 aprile 2025 Broadcom ha reso di nuovo disponibile ESXi gratuito con la versione 8.0 U3e. Molti l’hanno letta come una scappatoia per continuare senza pagare. In realtà la versione gratuita arriva senza vCenter: niente gestione centralizzata, niente vMotion, niente HA. Va benissimo per un laboratorio o per un host isolato di test, non è pensata per reggere i server di produzione di un’azienda che lavora.
Le tre strade possibili per la virtualizzazione aziendale
Chiarito il quadro, le opzioni concrete sono tre. Nessuna è giusta in assoluto: dipende da quali applicativi girano sulle vostre macchine virtuali, da che competenze avete in casa e da quanto vale per voi la continuità operativa.
Restare su VMware a occhi aperti. È una scelta legittima, soprattutto se avete applicativi certificati solo su VMware, se usate funzioni avanzate come SRM per il disaster recovery, o se il rinnovo, fatti i conti, non è così fuori scala. La condizione è farlo sapendo cosa firmate: durata, core conteggiati, cosa succede al rinnovo successivo.
Passare a Hyper-V. È l’opzione a minor attrito per chi ha già un parco server Windows e personale abituato agli strumenti Microsoft. La migrazione da VMware a Hyper-V è un percorso battuto, con strumenti di conversione supportati e una compatibilità applicativa che raramente crea sorprese.
Passare a Proxmox VE. È la strada scelta da chi vuole uscire dal modello ad abbonamento obbligatorio e ha (o vuole costruire) competenze Linux. La migrazione da VMware a Proxmox elimina il canone dell’hypervisor, ma richiede verifiche preliminari serie sul fronte applicativo.
Tabella di confronto
| Aspetto | VMware (Broadcom) | Hyper-V | Proxmox VE |
|---|---|---|---|
| Modello di licenza | Solo abbonamento per core, minimo 16 core per processore | Ruolo incluso in Windows Server, nessuna licenza separata, minimo 16 core per server | Open source, abbonamento facoltativo per socket all’anno |
| Costo indicativo | Bundle vSphere Foundation / Cloud Foundation; nuovo vSphere Standard annunciato a settembre 2026, prezzo non noto | Costo della licenza Windows Server (Standard o Datacenter) | Listino produttore letto il 20 settembre 2026: Community 120 euro, Basic 370, Standard 550, Premium 1.100 |
| Versione corrente | vSphere 9 (solo nei bundle) | Ruolo di Windows Server | Proxmox VE 9.2 (maggio 2026) |
| Certificazione gestionali | Ampia, spesso lo standard richiesto | Ampia, di norma accettata | Spesso non certificata: serve conferma scritta del produttore |
| Competenze richieste | VMware | Windows Server | Linux |
| Disaster recovery | SRM, orchestrazione completa | Strumenti Microsoft e di terze parti | Nessun orchestratore equivalente a SRM |
| Backup | Ecosistema maturo | Ecosistema maturo | Acronis Cyber Protect Cloud senza agent dalla 25.07 (luglio 2025); Veeam dalla 12.2 (agosto 2024), senza container LXC |
Quanto costa davvero uscire da VMware
Qui si consuma l’errore più costoso: confrontare il canone VMware con lo zero di Proxmox. Il conto non torna, perché le macchine virtuali Windows vanno licenziate su qualsiasi hypervisor, Proxmox compreso. Cambiare piattaforma non cancella il costo del sistema operativo ospite.
Vale la pena ricordare come funziona il conteggio Microsoft, perché incide parecchio: Windows Server Standard dà diritto a 2 macchine virtuali Windows per ogni licenza completa dei core dell’host, mentre Datacenter le rende illimitate, con un minimo di 16 core per server. Se su un host avete dieci macchine virtuali Windows, la matematica di Standard contro Datacenter cambia il totale più di quanto faccia la scelta dell’hypervisor.
Ai costi di licenza va sommato il progetto: analisi, conversione delle macchine, riconfigurazione di rete e storage, riadattamento del backup, formazione del personale. È una spesa una tantum, ma esiste e va messa a preventivo insieme al tempo interno che il vostro referente IT dovrà dedicarci.
Il modo corretto di decidere è il conto su tre anni. Da una parte il rinnovo VMware moltiplicato per tre annualità. Dall’altra, per ciascuna alternativa, la somma di licenze Windows Server, eventuale abbonamento Proxmox o costo Windows Server per Hyper-V, progetto di migrazione, adeguamento del backup e supporto sistemistico. Solo su quell’orizzonte si vede se la migrazione si ripaga o se, per la vostra realtà specifica, conviene restare.
Piano in cinque passi prima del rinnovo
Le migrazioni che vanno male non sbagliano i comandi, sbagliano la preparazione. Questo è l’ordine di lavoro che consigliamo a chi si avvicina alla scadenza, ed è lo stesso approccio che seguiamo nei progetti di virtualizzazione e di infrastruttura IT.
1. Data di rinnovo e conteggio dei core. Recuperate il contratto, segnate la data esatta e contate i core fisici dei vostri host. Senza questi due dati ogni preventivo è aria fritta, e vi serve margine: una decisione di questo tipo va presa mesi prima, non la settimana della scadenza.
2. Inventario e conferme scritte dei produttori software. Elencate ogni applicativo che gira sulle macchine virtuali: gestionale, ERP, software di produzione, verticali di settore. Per ciascuno chiedete al produttore una conferma scritta sulla piattaforma di destinazione. Diversi gestionali italiani certificano solo VMware e Hyper-V, e una risposta a voce non vi copre se poi il supporto viene negato.
3. Backup verificato con prova di ripristino. Prima di toccare qualsiasi cosa, il backup deve essere non solo presente ma testato con un ripristino reale. Se state valutando Proxmox, verificate che la vostra soluzione lo supporti davvero e in che modo, tenendo conto dei limiti sui container LXC di Veeam. È il momento giusto per rivedere l’intera strategia di backup e disaster recovery.
4. Macchina pilota per misurare i tempi reali. Scegliete una macchina virtuale non critica e convertitela. Servirà a misurare quanto dura davvero una conversione sui vostri dischi e sulla vostra rete, così da pianificare le finestre di intervento su numeri vostri e non su stime generiche.
5. Migrazione una macchina alla volta, con VMware acceso e rollback. Si procede in modo incrementale, mantenendo l’ambiente VMware funzionante finché l’ultima macchina non è stabile sulla nuova piattaforma. Ogni passaggio deve avere una via di ritorno definita prima di iniziare.
Errori frequenti da evitare
Il primo è arrivare alla data di rinnovo senza alternative pronte: a quel punto non state scegliendo, state subendo un preventivo. Il secondo è usare strumenti di conversione obsoleti. Microsoft Virtual Machine Converter, ancora citato da molte guide online, è fuori supporto dal 3 giugno 2017: gli strumenti attuali sono l’estensione VM Conversion di Windows Admin Center, System Center VMM 2025 e StarWind V2V Converter.
Il terzo errore è sottovalutare il fattore competenze. Proxmox VE è solido e basato su KVM, ma è un ambiente Linux: se in azienda nessuno lo conosce e non avete un partner che lo presidia, il risparmio di licenza si trasforma in fermo macchina alla prima anomalia. Lo stesso vale per il monitoraggio continuo, che dopo una migrazione conta quanto la migrazione stessa: è la logica dietro il nostro servizio NOC10.
Il quarto è dimenticare il disaster recovery. Chi oggi si appoggia a SRM deve sapere che su Proxmox non esiste un orchestratore equivalente e che la procedura va ricostruita con strumenti e automatismi diversi.
Domande frequenti
Devo per forza uscire da VMware?
No. Restare è una scelta legittima se gli applicativi lo richiedono e se il conto su tre anni regge. Quello che non va fatto è rinnovare senza aver almeno quantificato le alternative: è l’unico modo per capire se il prezzo che vi viene proposto è ragionevole.
Conviene aspettare il nuovo vSphere Standard annunciato a settembre 2026?
Dipende da quando scade il vostro contratto. I dettagli sono attesi a metà ottobre 2026: se il rinnovo è lontano, vale la pena vedere prezzo e canale prima di decidere. Se invece la scadenza è vicina, preparate comunque il piano B, perché non c’è alcun periodo di grazia per chi rinnova in ritardo.
Meglio Hyper-V o Proxmox per una PMI?
Se il parco server è prevalentemente Windows e le competenze interne sono Microsoft, Hyper-V riduce l’attrito e il costo della licenza è spesso già in casa. Proxmox conviene a chi ha molte macchine Linux, vuole uscire dal canone dell’hypervisor e dispone di competenze Linux proprie o tramite partner. La discriminante decisiva restano le certificazioni dei vostri gestionali.
Posso usare ESXi gratuito per risparmiare?
Non in produzione. Senza vCenter perdete gestione centralizzata, alta disponibilità e spostamento a caldo delle macchine: funzioni che in un’infrastruttura aziendale non sono accessori ma la ragione per cui si virtualizza. Come banco di prova va benissimo, come piattaforma di produzione no.